Camminata pellegrinaggio

Parrocchiale S.Spirito (Maggiora) – Sacro Monte di Varallo Sesia

 

L’iniziativa di un pellegrinaggio lungo le nostre colline e montagne fino al Sacro Monte di Varallo Sesia è nata nell’anno giubilare 2000, sostenuta con vigore dal compianto parroco di Maggiora don Franco Mora e organizzata dal Club Alpino Italiano sez. Borgomanero.

Negli anni successivi la camminata fu ripetuta per iniziativa del gruppo alpini di Maggiora, in ricordo di don Franco “andato avanti” nel novembre 2000.

Il nostro viaggio inizia in piazza Caduti davanti alla Chiesa Parrocchiale Santo Spirito di Maggiora (A). Dopo aver percorso circa 1.5 Km dal centro del paese imbocchiamo la strada sterrata che si inoltra per le colline maggioresi. Il primo tratto di percorso è di pendenza moderata per poi aumentare nell’ultimo tratto di salita alla cima Pelosa (658m), luogo panoramico con area attrezzata del Parco Naturale del Fenera. Da qui si gode un’ottima visuale: in primo piano, sotto di noi, il Santuario del SS. Crocifisso di Boca dell’Arch. A. Antonelli; più lontano, oltre il paese di Maggiora, si spazia su tutta la pianura sottostante fino alle Prealpi lombarde.

Appena sotto la cima imbocchiamo la pista Tagliafuoco 778.  Da qui si prosegue sempre immersi nel bosco (B) e dopo circa un’ora, lasciatasi a sinistra la Croce del Teso, si arriva alla cappella di S. Bernardo ed allo splendido affresco del 1601 qui collocato (C). Per chi lo gradisse è possibile una sosta nell’adiacente area attrezzata, usata ogni anno per la festa tradizionale.

Ci lasciamo alle spalle la cappella e preso il sentiero centrale pianeggiante (D) in circa mezz’ora giungiamo velocemente alla pittoresca località di Castagnola, ormai pressoché disabitata, nella cui piazzetta sorge la chiesa dedicata a S.Lorenzo e progettata dall’Antonelli e di fronte alla quale si hanno alcune belle case con dipinti ed una cappella. Sui due lati della piazzetta degne di nota sono le ampie vedute. All’uscita del paese siamo ad un bivio: mentre a destra si scende a Soliva, noi prendiamo a sinistra la strada che scende a Valduggia e dopo poche curve, poco prima di entrare a Rasco, si riprende sulla destra il 765 che da qui porta alla Bertagnina (la “Strada degli Ozenghi”, dal nome degli antichi abitanti del luogo). Inoltratici nel bosco ci si imbatte subito nel diroccato oratorio della Madonna dla Rosàa. Questa fatiscente chiesetta è ormai sommersa dalla vegetazione e pericolante, profonde crepe e spaccature ne intaccano la struttura e la stabilità, l’abside sembra staccarsi dal resto del corpo principale e la volta pare sfidare stoicamente la forza di gravità che la vorrebbe rovinata al suolo. All’altare, per un miracolo forse, un grazioso affresco con la Madonna e S.Francesco sembra essere l’unica cosa intatta del complesso. La sua posizione centrale e il suo staccarsi dalla rovina circostante non può non richiamare l’attenzione anche dell’osservatore più distratto, e il suo sfidare il tempo e l’incuria ha del prodigioso e del commovente. Se si riuscisse almeno a salvare tale affresco asportandolo da qui e portandolo magari in un museo di storia locale! Oltre ad un’opera di salvaguardia culturale, sarebbe anche un omaggio ai nostri vecchi, che tanti sacrifici hanno fatto per l’edificazione di questa come di tante altre chiesette della zona e all’ignoto artista che ha regalato a intere generazioni un simbolo e un punto di incontro e di preghiera.

Si prosegue sempre lungo questo sentiero fiancheggiando il Motto Rigoletto e il Motto della Via lungo il sentiero detto. Dopo un colletto, dal versante di Valduggia si passa al versante del Sizzone e si aggira il Motto Cappellino e in leggera discesa (E) si giunge alla Bertagnina sulla strada carrozzabile che a destra va a Campiano e che a sinistra scende a S.Bernardo. Attraversata la carrozzabile invece, dall’oratorio di S.Carlo e dalla villa solitaria che sorge nei pressi di un pilone, prende l’avvio il sentiero 791 per Soriso.

Dalla Bertagnina si scende lungo la carrozzabile o lungo i tratti di mulattiera che ne intersecano i larghi tornanti fino a giungere per un’altra meritata sosta alla chiesa di S.Bernardo, alta su di una scalinata in pietra e dove una lapide ricorda la scaramuccia tra Spagnoli e Piemontesi avvenuta il 24 luglio 1636. Anche tale chiesa è molto pericolante, segnata com’è da profonde crepe. Ma qui l’uomo ha cercato di porre rimedio con pesanti quanto inestetici interventi di tirantaggio ed armatura, forse conscio del fatto che qui il rovinio della struttura è causa sua. Infatti l’ampliamento della sottostante galleria della Cremosina ha indubbiamente alterato i preesistenti equilibri vigenti tra la chiesa ed il già instabile basamento.

Dalla chiesa si riprende il cammino in direzione di Rastiglione salendo per la mulattiera 760 che si inoltra tra le case della frazione S.Bernardo. Dopo un breve tratto si esce sulla sterrata che segue in salita e dopo un tornante si raggiunge S. Rocco, chiesetta in posizione panoramica alle propaggini del centro abitato e dalla curiosa abside poligonale. Si attraversa il paese e dalla piazzetta di Rastiglione (F) per strada asfaltata si sale alla parrocchiale dedicata a S. Michele e passando sul sagrato, aggirando l’antistante camposanto, si sale al tornante successivo e si prende il sentiero 758, a sinistra in direzione della cappella della Madonna del Rosario. Subito dopo si svo1ta a sinistra, immediatamente a destra sulla mulattiera che in discesa nel bosco di faggi sbuca oltre un cascinale sulla carrozzabile Zuccaro-Orsanvenzo.

Si segue a destra questa strada che taglia il vallone del Torrente Crovera, lasciando in basso a sinistra il vecchio ponte abbandonato ed arrivati ad Orsanvenzo, si sale alla parte alta del paese per la scaletta sopra il lavatoio. Si attraversa un gruppo di case e si giunge all’imbocco della mulattiera che supera il forno dei terrieri ed esce da1 paese in salita, per inoltrarsi in un bosco di grossi e altissimi faggi. Si costeggia il recinto di un cascinale sulla mulattiera che si trasforma ben presto in sterrata e si giunge sempre immersi nel bosco alla cappella del Palgo del XV secolo, monumento nazionale, con affreschi (Madonna con Bambino e Santi). Qui – grazie agli Alpini di Orsanvenzo- è prevista una breve sosta di ristoro e di cerimonia dell’alzabandiera (G). Proseguendo si piega a sinistra lungo un sentiero in una vallicella umida per proseguire in piano tra i faggi ;oltre alcuni ruderi si esce alti su Valpiana, da dove si scende tra i castagni alle case di Coloria che si attraversano per imboccare di nuovo la strada asfaltata.

Da sottolineare il repentino cambio di vegetazione avvenuto in quest’ultima parte del percorso: mentre fino alla Bertagnina si procedeva più che altro tra castagni, da Rastiglione a Valpiana il cammino si sviluppa tra fiabeschi faggeti.

Dalla piazzetta di Valpiana si prosegue per breve tratto sulla carrozzabile verso Valpiana (H) per poi prendere sulla destra il sentiero 758, che risale in facile salita fino al passo di Cambocciolo (947 m s.l.m.); si scende leggermente all’alpe Soliva, con splendide vedute verso il lago d’Orta, per poi prendere decisamente a sinistra un’impegnativa salita che porta alla Sella del Gallo (il punto più alto della camminata, 1.052 m s.l.m.) e quindi alla Sella di Crosiggia (o Crosuggia) con il rifugio Primatesta, gestito dall’Associazione Amici della Montagna di Borgosesia. (I)

Da qui si diramano numerosi sentieri che portano al Monte Briasco, a Roccapietra e a Civiasco. Qui  dopo la commemorazione in onore dei caduti, ci sarà la sosta pranzo.

Noi prendiamo la sterrata in discesa che porta all’Alpe Bondale, splendido alpeggio con ampio panorama. Da qui tra dolci pendii ci portiamo agli alpeggi sottostanti immersi in verdissimi prati con begli scorci sui monti della destra orografica della Valsesia. Giunti all’Alpe Piaggia al bivio si prosegue a destra per la sterrata che porta all’Alpe Barche. Tramite sentiero si continua la discesa verso Cilimo attraversando il torrente Pascone. Passato il centro di Cilimo e salutati gli ospitali Alpini di Roccapietra, in breve giungiamo alla frazione di Folle e svoltiamo a destra passando vicino ad una chiesetta con delle cappelle annesse. A sinistra possiamo notare, sopra un dirupo, i pochissimi ruderi rimanenti del castello di Barbavara e oltrepassatolo in breve giungiamo alla frazione di Pianpresello, sulla carrozzabile della Colma.

Dopo aver percorso circa 1.5 Km ci troviamo all’entrata meridionale di Varallo, da cui incominciamo ad intravedere la maestosità del Sacro Monte, meta del nostro pellegrinaggio: sulla destra si ammira la Cappella della Madonna di Loreto (monumento nazionale) con gli affreschi di Gaudenzio Ferrari, nella stessa zona ove sorgeva il patibolo eretto dalla Comunità di Varallo a monito dei forestieri che entravano nel borgo. Procediamo trionfalmente lungo la strada principale che attraversa l’intero paese fiancheggiando monumenti di incomparabile bellezza quali la Chiesa di S. Marco a Sud (XIV sec.), altro monumento nazionale,(L) la parrocchiale (Collegiata di S. Gaudenzio) che con i suoi 28 archi sorretti da colonne svetta su un dirupo strapiombante sulla vivace e caratteristica piazza cittadina, fino ad arrivare a S. Maria delle Grazie con affreschi del Gaudenzio Ferrari, anch’essa monumento nazionale, che sorge sulla piazza dedicata appunto al Ferrari, illustre artista onore di questa città. Da qui parte il sentiero pedonale che porta tra cappelle che ne abbelliscono il suo snodarsi, fino al S.Monte meta finale del nostro pellegrinaggio.

Edificato a partire dal 1491, dapprima con l’intento di imitare e riprodurre i luoghi sacri della Palestina (Nazareth, Betlemme, il Getsemani, il Calvario), fu poi radicalmente riprogettato in diverse fasi nel corso del XVI secolo. Venne allora trasformato in un itinerario religioso che si snoda sul racconto delle tappe salienti della vita e della Passione di Gesù Cristo, ordinate in successione cronologica, all’interno di edifici e cappelle affrescati e popolati di statue a tutto tondo. Le prime cappelle e raffigurazioni, non più leggibili come evocazione dei luoghi sacri di Palestina, furono inglobate nel nuovo impianto, modellato secondo esigenze della Chiesa della Controriforma. Gli episodi narrati vennero evocati con un intento realistico e “patetico” per promuovere la partecipazione emotiva del fedele alla storia sacra di cui vennero enfatizzati gli aspetti teatrali e spettacolari. L’area del Monte fu divisa in occasione di tale rinnovamento che si realizzò nel corso del Cinquecento e del primo Seicento, come appare oggi, in due zone ben distinte: una, in pendenza, densa di piante e di verde organizzata come un giardino, ove le cappelle, poste nei punti strategici dei percorsi; l’altra, sulla sommità, è impostata come una città costituita da palazzi arricchiti da portici, articolata nelle due piazze del Tempio (la piazza religiosa) e dei Tribunali (la piazza civile) nella volontà di riprodurre la città di Gerusalemme.

Al grande artista Gaudenzio Ferrari, si deve la progettazione e realizzazione dell’allestimento complessivo delle prime cappelle con la studiata integrazione fra la parte architettonica, i dipinti e i gruppi scultorei, mentre risultò determinante per il rinnovamento del Monte, l’opera dell’architetto Galeazzo Alessi (1565-1569) con il grandioso progetto del Libro dei Misteri di S.Carlo Borromeo (1570-1584) e del vescovo Carlo Bescapè (1593-1614), nonché l’attività di architetti quali il perugino Domenico Alfano (1590-1603) e i valsesiani Giovanni D’Enrico e Bartolomeo Ravelli e di scultori conte il Tabacchetti, lo stesso Giovanni D’Enrico ed il fratello Melchiorre, di pittori come il Morazzone e il Tanzio, artisti che operarono nel solco della tradizione scenica fissata da Gaudenzio Ferrari, concretizzando, in un magico rapporto di scultura e pittura, il più spettacolare, sacro “gran teatro romano”.

Si conclude così questo nostro forse un po’ insolito pellegrinaggio che tocca vari punti delle nostre terre, certo conosciuti dai più ma nella loro individualità, senza che nessuno abbia provato a dar loro un’unità come la si potrebbe dare alle tante perle che formano una collana, oppure senza che nessuno abbia mai provato a mettere in evidenza quante e quali differenze e varietà naturalistiche e antropiche si possano incontrare in una sola giornata di cammino-uomo, cioè in una distanza di circa 35 Km. Si passa da boschi di castagni a faggeti; da colline moreniche a prati a dirupi rocciosi; da uno stile architettonico, pittorico e artistico in generale, diverso da luogo a luogo come si può vedere in case e chiese. Tutte differenze che si possono notare con la sola calma e l’attenzione al particolare di chi va a piedi, potendole assaporare passo dopo passo.

Ma seppur con le loro differenze tutti questi luoghi sono accomunati da una cosa: la grande devozione e il grande impegno e dedizione al lavoro di generazioni di uomini che sono passate su questo territorio, ognuna lasciando il proprio contributo. Con questo pellegrinaggio speriamo di averne onorata la memoria e aver reso omaggio al loro lavoro e al loro sacrificio, con il rinnovato impegno da parte nostra di preservarne e conservarne l’opera dal passare del tempo e di relazionarci con il territorio con lo stesso loro rispetto e spirito ecologico.

Tracce di Guerra

La camminata vuole essere anche un doveroso omaggio ai Caduti di tutte le guerre: numerose sono le Croci, Lapidi, Cippi o veri e propri Monumenti che si incontrano nella nostra camminata, eretti a Loro memoria e per ricordarci gli orrori della guerra.

Particolarmente numerose sono le memorie dei tanti Partigiani che su questi monti hanno sacrificato la loro vita: Li vogliamo ricordare citando quanto don Franco Mora disse nell’omelia per il 25 aprile 1999, riproposta nel libro “Le altre cose le diremo in cielo…” che gli Alpini di Maggiora hanno voluto dedicare al Parroco prematuramente “andato avanti”:

“La Resistenza resterà nella storia di queste nostre terre come il primo momento in cui gli italiani, abbandonati a se stessi,come pecore senza pastore dopo quel 8 settembre 1943, scelsero liberamente e coraggiosamente come uomini, obbedendo solo alla loro coscienza e alle loro convinzioni, di vivere nella libertà e democrazia.

C’è nella resistenza partigiana un insegnamento morale, civile, politico che va conservato e trasmesso ai giovani d’oggi.

Da quell’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945: tempo breve ma interminabile per chi l’ ha vissuto; non solo la minoranza armata come poteva, ma anche la maggioranza senza armi si comportò da valorosa resistenza ai dittatori, invasori, oppressori.

Emerse il diritto alla disobbedienza e alla rivolta ai dittatori: fu una dura, alta conquista compiuta con la consapevolezza del prezzo da pagare.

La ricorrenza del 25 aprile 1945 rimane un punto di riferimento prezioso per chi si sente chiamato a formare il popolo di Dio nella libertà.”

   

(Le note che seguono vogliono fornire solo una succinta informazione sulle tracce che si incontrano nella camminata o nell’immediato intorno: ben graditi saranno ulteriori contributi o segnalazioni che ci perverranno.

Gran parte delle informazioni sono riportate consultando vari siti in Internet ovvero libri soprattutto di memorie partigiane: si vuole qui ricordare e ringraziare particolarmente  il prof. Alessandro Orsi, autore di “Ribelli in montagna”)

A – Piazza Caduti di tutte le Guerre a Maggiora

E’ il luogo di partenza della camminata. Sulla facciata del Municipio sono collocate due lapidi: quella di sinistra ricorda i 5 maggioresi morti nella Seconda Guerra Mondiale, sia per fatti d’arme che nei lager o per bombardamento; in quella di destra sono ricordati i 4 maggioresi partigiani, uccisi nella Lotta di Liberazione. All’interno del palazzo municipale si trovano ulteriori  lapidi con i nomi di altri 70 maggioresi morti nelle varie guerre che si sono succedute dal 1848.

piazza caduti

B – Linea tagliafuoco tra Pelosa e Croce del Teso

Sulla destra il vallone porta al “Cimitero dei partigiani”, radura sul fondo valle ove convergono i vari riali che scendono dal Motto Ciafera, Punta Bucciolini, Salvaiga, Ovaghelle.

Qui furono fucilati dai partigiani alcuni prigionieri, fascisti e tedeschi, in una tragica spirale di rappresaglie e contro rappresaglie.

L’elenco dei Caduti della RSI ne riporta 11 per tutto il territorio maggiorese: Barbero Antonio (Brigate Nere), fucilato 14/4/1945, anni 40; Cornalba Santo (Polizia Repubblicana), caduto 20/9/1944; Garavaglia Mario (civile), disperso 28/10/1944, anni 22; Jacovelli Franco (sergente Polizia Repubblicana), caduto 20/9/1944; La Cara Alfredo (Polizia Repubblicana), fucilato 26/10/1944, anni 22; Longhi Francesca (civile) fucilata 26/2/1945 anni 16; Muzzi Luigi (X MAS), disperso 30/6/1944, anni 21; Nicoletta Domiziano (Mar.llo GNR), disperso 25/10/1944, anni 19; Rondelli Sandro (S.Ten. GNR), caduto 1/12/1944, anni 24; Tripiccione Alfonso (Polizia Repubblicana), fucilato 21/4/1945, anni 22; Vannelli Aurelia in Bordoni (civile), fucilata 20/10/1944.

Franco Jacovelli, Mario Garavaglia, Alfredo La Cara e Santo Cornalba (secondo quanto scritto dal cav. Alessandro Maiocchi  in “La mia Resistenza”) erano stati catturati pochi giorni prima a Cressa e fucilati per rappresaglia dopo l’incendio della cascina Cacciana e la morte di alcuni Partigiani.

C – San Bernardo

Sulla parete c’è una targa, collocata dall’ANPI di Grignasco, a ricordo della 82° Brigata Osella che qui aveva un suo bivacco. La Brigata Osella era una delle Brigate Garibaldi della “Divisione Valsesia”,con operatività prevalente nella zona attorno a Grignasco: deve il nome al cav. Osella, podestà di Varallo Sesia,  promotore dopo l’8 settembre del Comitato Valsesiano di Resistenza,fucilato a Varallo nel dicembre 1943.

Le formazioni garibaldine erano così strutturate: le squadre erano composte da dieci-quindici uomini; tre squadre formavano un distaccamento, tre distaccamenti un battaglione, tre battaglioni costituivano una brigata, tre brigate formavano una divisione.

Qui di seguito si riporta l’elenco delle divisioni e brigate e dei relativi comandi, operanti nelle nostre zone:

Comando zona militare “Valsesia”, Comandante militare: Eraldo Gastone (Ciro) Commissario di guerra: Vincenzo Moscatelli (Cino) Capo di stato maggiore: Aldo Benoni (Aldo)

Divisione Garibaldi “Fratelli Varalli”, Comandante militare: Albino Calletti (Bruno) Commissario di guerra: Mario Venanzi (Michele)

6ª Brigata Garibaldi “Nello” (inizialmente 6ª B.G.”Rocco”), Comandante militare: Attilio Sforzo (Atti)

7ª Brigata Garibaldi “Valsesia”], Comandante militare: Dino Vicario (Barbis)(poi comandante della Divisione G. “Redi”)

81ª Brigata Garibaldi “Volante Silvio Loss”, Comandante militare: Corrado Moretti (Fulvio)

82ª Brigata Garibaldi “Giuseppe Osella”, Comandante militare: Mario Vinzio (Pesgu[) Commissario di guerra: Don Sisto Bighiani (Sisto)

84ª Brigata Garibaldi “Strisciante Musati”, Comandante militare: Pietro Rastelli (Pedar) Commissario di guerra: Giacomo Gray (Grano)

Divisione Garibaldi “Gaspare Pajetta”, Comandante militare: Arrigo Gruppi (Moro)

109ª Brigata Garibaldi “Piero Tellaroli”, Comandante militare: Attilio Bozzotti (Varesot) Commissario di guerra: Giovanni Barbone (Cori)

110ª Brigata Garibaldi “Elio Fontanella”, Comandante militare: Franco Alliatta (Dich) Commissario di guerra: Alessandro Rista (Alexander)

118ª Brigata Garibaldi “Remo Servadei”, Comandante militare: Aramando Caldara (Armando) Commissario di guerra: Ubaldo Papa (Aldo Tuto)

124ª Brigata Garibaldi “Pizio Greta”, Comandante militare: Alessandro Boca (Andrei) Commissario di guerra: Aldo Petacchi (Aldo)

Brigata Garibaldi Fronte della gioventù “Eugenio Curiel “, Comandante militare: Franco Penna (Franco) Commissario di guerra: Diego Fortina (Walter)

In Ossola e Cusio operavano

Divisione Garibaldi “Redi”

Divisione Garibaldi “Mario Flaim”

Nella targa sono riprodotte le mostrine delle Divisioni partigiane, le Stelle Alpine.

Curiosa la loro origine (da Wikipedia):  create a fine agosto del 1944, vennero ordinate in 15.000 pezzi ad una ditta di Milano.  La ditta rispose che non si sentiva sicura a produrle temendo per l’incolumità dei propri operai, poiché il rischio di ritorsione nazista era troppo alto. Si pensò quindi di aggirare l’ostacolo facendole simili a quelle degli Alpenjager tedeschi: differenti solo per avere sullo stelo una fogliolina in più e una più corta, e il polline, al centro, non dorato. Se si fosse verificato un controllo, l’azienda avrebbe potuto far passare l’ordinazione per una richiesta della Wehrmacht.

Per la Guerra di Liberazione alla Valsesia fu conferita la Medaglia d’Oro

«Ribelle alla occupazione nazifascista, la Valsesia combatteva durante venti mesi la dura guerra partigiana per la liberazione nazionale. Perizia di capi, valore di migliaia di partigiani e patrioti di aggressive, manovriere formazioni, solidarietà rischiosa e appassionata delle popolazioni alla Resistenza, impegnavano duramente, con armi e mezzi tolti al nemico ed insidiosa ostilità dell’ambiente, numerosi presidi ed ingenti unità operative dell’occupante, infliggendogli, con il combattimento ed il sabotaggio, rilevanti perdite umane e materiali ed esiziale oneroso logorio di forze. Sottoposta a rastrellamenti, repressioni cruente e distruzioni, irriducibile, non si piegava all’oppressore e centinaia di caduti in armi, decine di trucidati per rappresaglia testimoniano il tributo di valore e di sofferenza, con cui i combattenti e le popolazioni della Valsesia per congiunte virtù militari e civili opponevano all’oppressore la forza invincibile dell’amore per la libertà e l’indipendenza della Patria.»
— 12 settembre 1943 – 25 aprile 1945.

san bernardo

D – Cavagliasche – Castagnola

Appena prima dell’abitato di Castagnola, sul sentiero si incontra un cippo che ricorda Lino Velatta (anni 21, da Ara di Grignasco) e Settimo Carniello (anni 22, da Grignasco), qui uccisi dai nazifascisti il 18/3/1944. Facevano parte di una squadra dell’ “Osella” che si era rifugiata nelle case della frazione Cavagliasche: oltre a Lino (ferito e poi fucilato sul posto; medaglia d’argento al V.M.) e a Settimo (croce di guerra al merito) muoiono anche Italo Scolari (da Cavallirio) e Angelo Vallazza (da Boca), mentre altri tre (Luigi Rasario anni 19 da Sizzano, Pierino Caimotto da Castigliole d’Asti ed Elmo Scolari ( di anni 22, fratello di Italo) sono catturati e il 26 aprile  fucilati a Novara.

Di Luigi Rasario e di Elmo Scolari  sono  conservate le lettere che scrissero ai propri  familiari il giorno della fucilazione: “Novara 26 – 4 – 1944
Cari genitori vi do i miei ultimi saluti vostro figlio Luigi che muoio innocente beh non
importa niente tanti saluti al mio povero Renato ed il povero Carlo venite a prendere la roba che ciò qui a Novara, cari genitori non preoccuparti di me che io muoio innocente
e tranquillo voletegli bene il Carlo e il Renato almeno loro che sono salvi, e ora termino coi saluti a tutti in famiglia il zio gli zii e le zie e tutti i nonni ciau  tutti che io muoio tranquillo ma non importa salutatemi anche gli amici fate dire una messa per me vostro figlio Luigi questa lettera tenetela per mio ricordo un ultimo mio bacio a voi amici cari che non vi vedo più ma non importa voglio morire con l’onore che io sono innocente e fatelo sapere a tutti gli amici i parenti tutti vi ringrazio di quello che avete fatto per me che è stato inutile vostro indimenticabile figlio
Luigi
Vendicatemi (
cancellato)
che sono innocente
viva l’Italia
ciau ciau ciau [a] tutti”

“26-4-1944

Cari genitori. Questa è l’ultima mia lettera prima della mia morte. Non piangete. Vado a raggiungere il divino Redentore, la mia fede verso Dio; si muore, ma l’animo è sereno.

Tanti saluti a tutti i parenti e zii e cugini.

Non piangete.

Evviva la nostra morte

Vostro

Elmo”.

I genitori dei fratelli Scolari moriranno poco dopo di dolore per la perdita dei due figli.

Nella Cappella che si incontra sulla destra appena entrati nell’abitato di Castagnola, sono riportati anche i nomi di altri due partigiani: Alberto Zeggio di Cassolnovo da Pavia e Dario Duella da Grignasco, uccisi il 30 agosto 1944, di ritorno da un colpo di mano al presidio di Montrigone di Borgosesia: poco distante, lungo il sentiero che porta alla frazione Maretti, sorge un cippo a ricordo dell’evento.

Nella piazza centrale di Castagnola sorge invece la Cappella a ricordo dei 18 Caduti nella Prima Guerra Mondiale: a loro ricordo la Comunità ha realizzato un suggestivo “Parco della Rimembranza”, all’inizio dell’abitato, in dolce declivio verso il monte Calvario, terminante con un grande Croce che riporta alla base la scritta “Pro Patria mortuis, in Christo viventibus”.

cavagliasche castagnola 1cavagliasche castagnola 2

E – Bertagnina

Lungo il sentiero che da Rasco conduce alla Bertagnina (la cosiddetta “Strada degli Ozenghi”, dal nome delle antiche popolazioni qui insediate)  si incontra un cippo sovrastato da una croce, a ricordo del partigiano diciannovenne Arturo Biella da Ara di Grignasco, qui ucciso il 9 agosto 1944. Poco oltre, nel vallone sulla destra, su uno spiazzo quasi a ridosso delle prime cascine della frazione, sorge la suggestiva “Cappella Prinetti”; sovrastante l’abitato della Bertagnina sorge la chiesetta di S. Carlo, sulla cui facciata fu posta il 4 novembre 1945 una lapide a ricordo dei 4 Volontari della Libertà qui uccisi in quel 9 agosto: oltre ad Arturo Biella, sono ricordati il conte Giovanni (Gino)  Prinetti Castelletti da Milano, Luigi Zanetta da S. Stefano di Borgomanero e Giovanni Avogadro da Casalbeltrame. Gli ultimi due facevano parte di una Squadra di partigiani proveniente dal Cusio, inseguita da reparti tedeschi; a loro soccorso arrivarono tre garibaldini dell’”Osella”, tra cui lo stesso vicecomandante cap. Gino ( ufficiale di artiglieria nella campagna di Grecia, arruolatosi tra i garibaldini dopo l’8 settembre e sempre in prima fila a fianco dei suoi uomini) , ma vennero intercettati: solo uno  riesce a salvarsi, nascondendosi in una pozza d’acqua in fondo al vallone (si può leggere il suo racconto nella targa posta vicino al cippo), gli altri due trovano la morte assieme  ai partigiani che avevano soccorso.

Al cap. Prinetti fu conferita la Medaglia d’Oro al V.M., ad Arturo Biella quella d’Argento: nella motivazione si sottolinea la loro azione volontaria e valorosa, “offrendo la vita in olocausto alla legge dell’onore e del dovere”. In una lettera Gino Prinetti aveva scritto:  “Non sono sicuro che sarò un buon soldato. Non so provare odio per nessuno, soltanto amore per il mio paese, che difenderò con tutte le mie forze, ma soltanto per amore”.

bertagnina

F – Rastiglione

Nella piazzetta nel centro del paese, poco distante dal percorso della camminata, sorge una suggestiva Cappella, internamente affrescata, che reca 2 belle lapidi: in quella di sinistra sono ricordati 4 soldati caduti nella Prima G.M., in quella di destra 5 soldati  morti tra il 1938 e il 1948.

rastiglione

G – Orsanvenzo – Cappella del Palgo

Salla facciata della Cappella sono collocate due lapidi, poste  a cura dei Terrieri e del Gruppo Alpini di Orsanvenzo: in quella di destra si ricordano i Caduti della Prima Guerra Mondiale, in quella di sinistra (posta su iniziativa di Agostino Crevola, da Seula, la cui casa era stata di rifugio durante la lotta di Liberazione)  cinque partigiani della brigata “Remo Servadei”: quattro ( ten Giovanni Mazzel da Cassano Magnago, Luigi Banetti da Ispra, il ventenne Bruno Fossati da Borgoticino e Nardo Ebro da Invorio) uccisi il 20 marzo 1945, il quinto ( Fausto Casali) il 13 aprile 1945. Nelle vicinanze è collocata una croce, nel posto ove morì Nardo Ebro.

La brigata Servadei era da poco giunta in zona proveniente dal Mottarone: attaccata da consistenti forze tedesche, la squadra ne cercò di contrastare l’avanzata rimanendo annientata; solo due  (tra cui Bruno Cristina) riuscirono a mettersi in salvo, seppur feriti.

orsanvenzo cappella del palgo

H – Valpiana

Appena fuori dell’abitato sorge il bellissimo monumento ai Caduti di tutte le guerre, uno dei più belli della zona, costruito grazie all’iniziativa della nob. Fam. Lanza. Sulla stessa pietra sono riportati i nomi dei Valpianesi  caduti nella Prima Guerra Mondiale (6), nella Seconda Guerra Mondiale (3), nella lotta di Liberazione (5, tra cui i fratelli Beltrami tra le vittime della rappresaglia compita dalle SS a Solcio di Lesa il 24 marzo 1945) e di altri sette Partigiani caduti nelle vicinanze (Cappella del Palgo e Merlera).

valpiana

Zagro – Piana dei Monti

Appena usciti da Zagro, sul sentiero che porta a Piana dei Monti, un cippo ricorda il sacrificio di Lorenzo Beltrametti, anni 33 , qui ucciso il 19 gennaio 1944 durante il primo grande rastrellamento effettuato dai nazifascisti; era arrivato da Castagneia per minare un ponte  e rallentare l’operazione di rastrellamento, ma fu intercettato e –dopo torture- fucilato; gli è stata assegnata la medaglia d’argento al valor militare.

zagro

Nella piazzetta di Piana dei Monti, ai piedi della mulattiera che porta al Briasco sorge una cappella votiva a ricordo dei Caduti nelle due guerre mondiali: 4 Caduti nella prima e 2 nella seconda G.M. (uno –Perolio Palmetto- ucciso e sepolto a Dnieperpetrovskj; il secondo –Perolio Renato- alpino e poi partigiano, morto a 21 anni).

piana dei monti

I – La Sella Crosuggia (o Crosiggia)

Posta appena sotto la cima del monte Briasco, è il crocevia di numerosi sentieri che vengono dalla Valsesia e dal  Cusio.

Vi è collocato un cippo, a ricordare che qui si formarono i primissimi nuclei partigiani dopo l’8 settembre 1943.

Vi è posta una targa :” La prima sentinella partigiana vigilò qui armata, pronta a morire per la libertà, l’indipendenza d’Italia, per la pace tra i popoli. La Valsesia garibaldina lo ricorda- ottobre 1943 aprile 1945”.

Il Briasco nel marzo-aprile 1944  divenne il retroterra della 6° brigata “Nello”, che aveva la sede principale a Boleto, così chiamata a ricordo del cap. Nello Olivieri, ucciso con un altro partigiano, Aldo Chiara, a Merlera nell’agosto 1944: un cippo al lato del sentiero all’uscita da Merlera li ricorda. Alla loro formazione appartenevano alcuni partigiani di Maggiora, nonché i militari siciliani Salvatore Narcisi e “Amore” catturati il 2 novembre 1944 a Prerro di Pogno e poi fucilati a Bergallo di Cureggio.

sella crosuggia

L – Varallo Sesia

Poco oltre la Chiesa di S. Marco si apre uno slargo, ove è collocato l’imponente monumento ai Caduti di tutte le guerre; sul retro, in due gruppi di lapidi, sono riportati i nomi dei Partigiani valsesiani caduti nella Lotta di Liberazione; sul lato sinistro è stata posta nel 1975 a cura della Sezione ANA Valsesiana una bella campana in bronzo, a memoria dei Caduti.

varallo sesia