Rinnovata la lapide dei Partigiani di Posasca


Sabato pomeriggio 26 febbraio - in occasione della annuale Giornata del Ricordo, istituita dal Comune di Maggiora nel 2006- si è svolta nei boschi tra Serravalle e Lozzolo la cerimonia di inaugurazione della nuova lapide (in sostituzione della vecchia danneggiata irreparabilmente dal tempo e dalla caduta di una pianta) che riporta i nomi dei 5 Partigiani che il 3 marzo 1945 vi trovarono la morte.
L’iniziativa è stata promossa dall’ANPI, Casa del Popolo/ARCI e dal Gruppo Alpini di Maggiora e sostenuta anche economicamente –malgrado le severe ristrettezze di bilancio- dai Comuni di Maggiora, Cureggio e Soriso. Erano infatti nativi di questi paesi i Partigiani uccisi: Franco Mario Magistrini e Gastone Gaietti di Maggiora, Giuseppe Regis di Soriso, Ubaldo Tacchelli e Primo Langhi di Cureggio, tutti giovanissimi ventenni e ancora inesperti delle tecniche della guerriglia partigiana: solo il giorno prima avevano lasciato le loro case ed erano entrati in una nuova squadra aggregata alla Brigata Osella, operante nella bassa Valsesia.
Presenti gli Amministratori dei 3 Comuni, don Fausto Giromini Parroco di Maggiora e rappresentanti degli Alpini di Maggiora, Lozzolo, Romagnano e Gattinara, dell’ANPI e di altre Associazioni, nonché numerosi cittadini tra cui alcuni testimoni dei fatti del 1945.
Alfredo Perazza, Presidente dell’ANPI maggiorese, ha presentato la cerimonia, che ha visto l’alternarsi di momenti musicali grazie in particolare ad Alberto Musetti , di poesie lette da Simone Roverselli e Federica Perazza, canti corali, brevi ma intensi discorsi del Sindaco di Maggiora (anche a nome del Sindaco di Soriso, impossibilitato a intervenire) e del vice-Sindaco di Cureggio che ha letto un messaggio del Sindaco Annalisa Beccaria, costretta a letto da influenza.
Don Fausto ha infine proceduto alla benedizione della lapide.
Sulla via del ritorno al termine della cerimonia, gli Alpini di Lozzolo hanno offerto nella loro baita a tutti i partecipanti un apprezzatissimo rinfresco.

Un breve commento in conclusione: va innanzitutto dato riconoscimento alle 3 Amministrazioni comunali di aver colto l’importanza di mantenere vivo il ricordo di coloro che 66 anni orsono hanno offerto – come tanti altri- tutto di se stessi non per un interesse personale né di parte, ma perché si affermassero i valori fondamentali della libertà, della tolleranza e del reciproco rispetto.
Il loro ricordo è ancora più valido in quest’anno di festeggiamento dei primi 150 anni della costituzione del moderno Stato Italiano, coincidente purtroppo con un diffuso decadimento –almeno nella classe politica- del senso dello Stato e delle più elementari regole della convivenza civile e sociale: guai se la ricorrenza non contribuisse a far crescere una rinnovata etica civile e a contrastare quelle tendenze all'atomizzazione, alla frammentazione e al particolarismo che minano la coesione sociale.
Sono andato a rileggere quanto scrisse un altro ventenne, Luciano Obertini, geometra, della IX Divisione Garibaldi nelle Langhe, al momento di entrare nelle file della Resistenza, rifiutando l’arruolamento nella RSI:

“Malgrado la spensieratezza dei miei vent’anni, oggi ho preso la più grande decisione della mia vita. Le mie idee mi dicono, mi ordinano,anzi, di seguire la giusta causa. Rifiuto tutte le comodità per avere solamente dei sacrifici. Molti biasimeranno il mio gesto, molti penseranno a me come ad un esaltato, come ad un fanatico che si ribella a quella che costoro credono legge. Non sono un fanatico, ma un italiano,un italiano che ama oggi come pochi la sua Patria.
Ho vent’anni, ho il diritto di vivere, ma piuttosto che farlo da schiavo o da opportunista preferisco rinunciare alla vita e a tutto ciò che essa può offrirmi. Spero che almeno voi mi comprendiate e che se domani, per fatalità si sentisse dire che il rinnegato, il traditore o il vile disertore è stato ucciso, voi pensiate: è morto un vero italiano”.