Celebrazione unitaria della Festa della Liberazione

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24 Aprile Cureggio Serata su “Dalla Sicilia per la Libertà”

La serata del 24 Aprile, vigilia della Festa della Liberazione, ha visto un numeroso pubblico riempire fino al limite della capacità la sala polivalente del Centro civico di Cureggio, ove la locale Amministrazione comunale, insieme a quella di Maggiora, aveva programmato una serata sul contributo offerto dalle popolazioni meridionali e in particolare siciliane alla Resistenza e alla liberazione del nord-Italia dal nazifascismo. L’incontro ha rappresentato il primo momento delle cerimonie per il 25 Aprile, culminate con lo scoprimento di una lapide riportante i nomi dei Partigiani, tra cui due siciliani, fucilati nel 1944 in località Bergallo.Dopo il saluto inaugurale del Sindaco Giuse Zaninetti, che ha ricordato le motivazioni ideali che hanno spinto le Amministrazioni a unire gli sforzi per una celebrazione unitaria, è intervenuta Anna Cardano, presidente provinciale ANPI,in veste di coordinatrice della serata; è seguito l’intervento di Mauro Begozzi, Direttore dell’Istituto Storico per la Resistenza, che da studioso della materia, ha tracciato un profilo di massima (essendoci tuttora molte incertezze e lacune) della presenza dei meridionali –per lo più militari che dopo l’8 settembre sono stati tagliati fuori dalla repentina occupazione tedesca- nelle formazioni partigiane del nord: presenza che secondo alcune ricerche ammonterebbe a oltre 2500 siciliani nel solo Piemonte, anche con responsabilità molto elevate, grazie alla loro preparazione militare: tra tutti Alfredo Di Dio, di Palermo, comandante della Divisione Valtoce.Ed è stato proprio un siciliano, nel settembre 1943 Sergente di stanza nel torinese, a portare una testimonianza diretta e appassionata: Vincenzo Grimaldi, il Comandante “Bellini”, classe 1922, che con invidiabile lucidità e puntigliosa precisione ha ripercorso alcuni momenti della sua storia, dal suo viaggio dalla Sicilia al Piemonte per il servizio militare in un gelido gennaio 1942, alle scelte che fece –e con lui una cinquantina di altri meridionali commilitoni- alla notizia dell’armistizio, alla impari lotta partigiana in Val Varaita; memorie che sono state raccolte in un libro significativamente intitolato “Tutti pazzi o tutti eroi”.Applaudita anche l’esibizione del coro di bambini “Amico è”, diretto da Franca Poggia e Rosaria Tricarico di Maggiora, che ha aperto la serata, mentre il coro Alpe Pianello ha concluso sulle note di Bella Ciao, una serata che certamente sarà ricordata a lungo. Presenti numerose personalità: Maria Emilia Borgna per il Comune di Borgomanero, la senatrice Biondelli, l’ANPI di Lodi e soprattutto il Sindaco di Cammarata, paese di origine di Salvatore Narcisi fucilato a Bergallo, con signora e alcuni congiunti del Partigiano.A rimarcare il carattere siciliano della serata, al rinfresco che ha concluso la serata era stato preparato un tavolo con prodotti tipici di Cammarata, fatti pervenire dal Sindaco Vito Mangiapane.

Il 25 aprile a Maggiora

Quest’anno le celebrazioni del 25 aprile hanno avuto a Maggiora un rilievo del tutto particolare.

Infatti, accogliendo la proposta degli Alpini e dell’ANPI, i comuni di Maggiora, Cureggio e Borgomanero si sono fatti promotori di un’iniziativa congiunta, nel segno della unità che hanno animato i combattenti per la libertà, pur di diversa estrazione sociale, cultura, provenienza geografica.

L’occasione è stato lo scoprimento di una lapide all’interno del cimitero di Cureggio, riportante i nomi e le effigi di partigiani di Lodi e della Sicilia che, fucilati in località Bergallo insieme al giovane maggiorese Carluccio Sacchi, hanno versato il loro sangue per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, restituendo alla nostra Patria dignità e nuova unità.

Carluccio Sacchi, Luigi Ceresoli, Salvatore Narcisi e un quarto partigiano di cui si conserva solo il nome di battaglia “Amore” racchiudono nel loro sacrificio quanto di meglio può esprimere la coscienza di un popolo.

I primi due potevano tranquillamente starsene a casa, aspettare gli eventi, lasciare che altri combattessero e morissero: hanno voluto impegnarsi, rischiare, dare il loro contributo senza “se” e senza “ma”; e se i loro corpi sono morti il 4 novembre 1944, il loro esempio a 65 anni di distanza risplende nelle nostre coscienze e certamente il Dio dell’amore gratuito li ha vicini a Sé in Paradiso.

Gli altri due erano militari siciliani (Salvatore Narcisi era nato a Cammarata, in provincia di Agrigento) e dopo l’8 settembre -con l’occupazione tedesca- non hanno potuto rientrare nel sud. Potevano aderire alla Repubblica di Salò, come richiesto dai ripetuti bandi che minacciavano di morte chi non si fosse presentato, hanno scelto di unirsi alle formazioni partigiane che si erano costituite nella nostra zona, in coerenza con il giuramento fatto di servire la Patria; di loro parla Giacomo De Vittor, partigiano maggiorese della VI Brigata “Nello”, nel libro “Memorie Maggioresi 1940-1945” di cui il Comune di Maggiora e la Scuola Serale di Disegno hanno promosso per questa occasione la ristampa.

Proprio per sottolineare questi valori e riproporli alle nuove generazioni nate fortunatamente in tempi lontani da quegli avvenimenti,le tre Amministrazioni comunali –superando la ritualità tradizionale di manifestazioni separate- hanno proposto un programma articolato che, accanto a un momento di ricordo presso i rispettivi comuni, hanno visto fin dalla serata di venerdì 24 aprile dedicata al tema “Dalla Sicilia per la Libertà” celebrazioni congiunte al Comune di Cureggio, al cippo eretto a Bergallo nel luogo della fucilazione e al cimitero di Cureggio alla nuova lapide dei Caduti partigiani (di esse viene data cronaca in altre pagine dell’Informatore); e proprio per questo le celebrazioni hanno avuto la presenza attiva dei giovani e dei bambini (da Lodi –città natale di Luigi Ceresoli- ne sono arrivati oltre 50): il coro dei giovani maggioresi “Amico è”, guidato dalle brave maestre Franca Poggia e Rosaria Tricarico, applauditissimo come l’altro coro presente “Alpe Pianello”, ha portato una ventata di freschezza e di speranza per il futuro.

Hanno partecipato, oltre ai Sindaci dei Comuni organizzatori, il Sindaco di Cammarata, con signora, e l’assessore Ferrari in rappresentanza del Sindaco di Lodi; dalla Sicilia è anche arrivata la signora Curto, nipote del partigiano ucciso, che ha portato anche una toccante lettera delle tre sorelle Narcisi tuttora viventi, mentre dalla Toscana sono giunti il nipote Salvatore Narcisi e signora. Da Lodi ha portato la sua commossa testimonianza Pino Generani, amico fraterno di Luigi Ceresoli.

Nell’atrio del Palazzo Municipale di Maggiora si è svolta nella prima mattinata del 25 aprile la commemorazione dei 4 partigiani maggioresi che hanno pagato con la vita la loro scelta di libertà:

Luciano Bocchinelli, morto a Prerro di Pogno il 23 marzo 1944; Carluccio Sacchi; Camillo Gaietti e Franco Mario Magistrini, uccisi il 3 marzo 1945 a Possasca di Serravalle Sesia.

Dopo l’Inno Nazionale, cantato dai ragazzi del coro “Amico è” e l’Onore ai Caduti accompagnato dal canto “Signore delle Cime”, don Fausto ha benedetto la lapide ricordando opportunamente le parole del profeta Isaia “…Sarà infuso in noi uno Spirito dall’alto…il deserto diventerà un giardino, nel deserto prenderà dimora il diritto, frutto del diritto è una perenne sicurezza…la giustizia regna nel giardino… effetto della giustizia sarà la pace…”.

Dopo il saluto del Sindaco Giuseppe Fasola, anche a nome dei numerosi consiglieri presenti, e dell’on. Paolo Cattaneo, che in particolare ha sollecitato i giovani presenti all’impegno di coltivare sempre il bene -prezioso e costato tante sofferenze- della libertà nella solidarietà, il coro ha concluso la cerimonia al canto di “Bella ciao”.

Maggiora e Cammarata nel ricordo comune di mons. Fasola

In occasione della visita del Sindaco di Cammarata è emerso un altro particolare che accosta Cammarata a Maggiora.

A Maggiora è infatti nato mons. Francesco Fasola, che dal 1954 al 1961 fu vescovo coadiutore di Agrigento, lasciando in tutti gli agrigentini e in particolare nei cammaratesi un ricordo tuttora vivo di zelo pastorale.

Così nel pomeriggio del 24 aprile gli ospiti siciliani hanno voluto visitare la casa natale, accolti da Piero Poggia e Giuliano Pigato, autore di un libro sulla vita di mons. Fasola, nonché da Graziella Fasola, sua pronipote.

Il Parroco di Cammarata don Mario Albanese ha voluto indirizzare una lettera di saluto al Parroco, al Sindaco e a tutti i cittadini maggioresi, ricordando la figura di guida e di esempio ammirabile del vescovo Fasola che il 31 maggio 1958 lo aveva ordinato sacerdote e raccontando come il vescovo, appena arrivato in terra siciliana, assillato da mille pensieri e da un senso di angoscia, avesse tratto conforto e serenità visitando in pellegrinaggio il bellissimo Santuario di Cammarata dedicato alla “Madonna di Cacciapensieri”. In più occasioni mons. Fasola ha raccontato che, appena arrivato a Cammarata e sentito quello strano titolo “Madonna di Cacciapensieri”, il suo animo –lui devotissimo e oblato di Maria- si rasserenò: la Madonna aveva fatto il miracolo, aveva scacciato dalla sua mente e dal suo cuore tutti i cattivi pensieri che avevano sconvolto il suo spirito.

Chissà se un giorno, seguendo le orme di mons. Fasola in Sicilia, si potrà organizzare una visita a questo Santuario e si possa avere lo stesso beneficio?

Una manifestazione ben coordinata fra Borgomanero, Cureggio e Maggiora

UNA FESTA CHE HA COINVOLTO ANCHE LODIGIANI E SICILIANI

Erano rappresentate tutte le cariche dello Stato, dal Parlamento ai Comuni.

La festa della Liberazione celebrata insieme da tre comuni, Borgomanero, Cureggio e Maggiora, ma non solo da questi, anche da Lodi e da Cammarata, centro di circa 6.500 abitanti, situato in provincia di Agrigento. E’ stata una dimostrazione di coesione organizzativa e fortemente simbolica (“la Liberazione è di tutti” è stato detto più volte durante la manifestazione) per ricordare tutti i Caduti, ma cinque modo particolare. Sono Natale De Giorgis, nato di Marzalesco il 29 maggio 1920, ucciso dalle SS italiane il 5 aprile 1945, nei pressi del passaggio a livello situato sulla strada fra i Gerbidi e la Croce di Fontaneto d’Agogna; Carluccio Sacchi, 21 anni, di Maggiora, Luigi Ceresoli, 17 anni di Lodi, Salvatore Narcisi, 28 anni, di Cammarata e di “Amore” (non lo si conosce in altro modo), anch’esso siciliano. Gli ultimi quattro assassinati dalla Ss tedesche, dalla brigata nera Cristina e dalla Folgore di stanza a Borgomanero, nei pressi del torrente Sizzone a lato della strada del Bergallo di Cureggio.

Proprio la presenza di siciliani, a 1.500 chilometri dal luogo dov’erano nati e cresciuti, è significativa a dimostrazione dell’apporto che tutti diedero nella lotta di liberazione del nord-Italia.

Le manifestazioni erano iniziate, contemporaneamente, in tre luoghi differenti, a Borgomanero con al Messa nella Collegiata di San Bartolomeo e quindi con l’orazione di Giovanni Cerutti, presidente Anpi a Borgomanero nel parco della Resistenza in viale Dante; a Maggiora con il ricordo dei partigiani maggioresi nell’atrio del Comune; a Fontaneto con il gruppo di Cureggio che ha ricordato Natale De Giorgis, nel luogo in cui venne fucilato.

Cureggesi, maggioresi, lodigiani e cammaratesi si sono poi uniti al Bergallo e successivamente la cerimonia è culminata al cimitero di Cureggio insieme con i borgomaneresi. Qui è stata scoperta una lapide intestata a Narcisi, Ceresole ed “Amore”. La cerimonia è stata accompagnata dalle note della Filarmonica di Veruno diretta da Maurizio Sacchi e dal Coro Alpe Pianello da Graziano Pezzoni.

La benedizione è stata impartita da don Andrea Cusaro insieme con don Fausto Giromini, parroci rispettivamente di Cureggio e di Maggiora.

Le autorità civili rappresentavano tutti i livelli delle istituzioni italiane. Vi erano i sindaci Giuse Zaninetti di Cureggio, Giuseppe Fasola di Maggiora, Anna Tinivella di Borgomanero, Vito Magiapane di Cammarata, l’assessore Andrea Ferrari (in sostituzione del sindaco) di Lodi. V’erano la senatrice Franca Maria Grazia Biondelli, l’onorevole Maria Piera Pastore; l’assessore regionale Giuliana Manica ed i consiglieri Sergio Cavallaro e Paolo Cattaneo; il presidente della Provincia Sergio Vedovato. Presenti anche la Polizia di Stato, la Finanza, i Carabinieri e la Polizia municipale dei tre comuni; rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma ed in particolare gli alpini di Maggiora che hanno curato l’organizzazione insieme con il locale gruppo Anpi.

Giuse Zaninetti non ha nascosto la commozione, manifestando in questo gesto spontaneo un sentimento comune. I motivi della festa che unisce cittadini di ogni colore politico e di qualsiasi regione sono stati espressi dagli altri rappresentanti comunali, da Giuseppe Fasola, Vito Mangiapane, Andrea Ferrero e da Anna Tinivella; da Sergio Vedovato e da Paolo Cattaneo; da Paolo Jean (capogruppo alpini di Maggiora) e, in precedenza anche da Alfredo Perazza (Anpi di Maggiora), che ha accennato anche alla pace fra popoli d’Europa, dopo gli scontri che ne avevano fatto un gigantesco campo di battaglia. Don Fausto Giromini aveva parlato di Libertà ricevuta da altri che noi siamo chiamati dare per altri.

Un pensiero anche per l’unico reduce della campagna di Russia presente, il cureggese Antonio De Gasperis, classe 1919, ed anche per un partigiano ottantanovenne, Santino Langhi di Borgomanero che fu membro della Volante Loss.

E’ stata una festa che pareva difficile da coordinare (osservazione fatta da Giuseppe Fasola, ricordando l’intenzione nata qualche mese prima) e che invece è riuscita, raggiungendo pienamente gli scopi commemorativi e di fratellanza, che si era prefissata.

Nella serata del giorno precedente (di cui riferiremo prossimamente), al Centro civico di Cureggio erano intervenuti Anna Cardano, presidente Anpi di Novara, e Mauro Begozzi, direttore dell’Istituto Storico per la Resistenza di Novara. Vi avevano partecipato anche i cori L’Amico è di Maggiora ed Alpe Pianello.

gia.co.

(articolo di Gianni Cometti su “L’Informatore” 2/5/2009)