All’Alfiere del Gruppo Alpini la Medaglia d’Onore ex-IMI

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Giovedì 27 gennaio Pierino Perolio, l’Alfiere del Gruppo Alpini di Maggiora, ha ricevuto in Prefettura a Novara la Medaglia d’Onore concessa ai deportati militari e civili italiani nei lager tedeschi.
Pierino era in forza al Battaglione Aosta, impegnato in Serbia Montenegro, quando dopo l’8 settembre – dopo breve e inutile resistenza, tra i fuochi incrociati dei tedeschi e dei partigiani titini- fu fatto prigioniero dai tedeschi e internato nei lager allestiti in Jugoslavia.
Vivi nella sua memoria sono ancora i ricordi dei duri mesi successivi: fame, freddo, totale abbandono a se stessi senza contatti con la famiglia, angherie di ogni tipo da parte dei guardiani: così ad esempio ogni mattina – e la stessa cosa si ripeteva in altri campi- era costretto a correre nella neve o nel fango a quattro zampe, appoggiandosi sui gomiti e con le mani che tenevano le orecchie: la chiamavano “la corsa dei conigli”, così gli italiani che si rifiutavano di aderire alla Repubblica di Salò venivano giudicati dai tedeschi.
Eppure quasi tutti risposero NO alla proposta di tornare in Italia a combattere una guerra fratricida, unendosi così idealmente e moralmente alle forze militari, partigiane e civili impegnate in Italia contro i nazifascisti.
Vivo è anche il ricordo dell’accoglienza dei triestini – grande esempio di profonda, autentica italianità- quando, dopo la fuga dei tedeschi dal lager, intraprese il lungo cammino a piedi verso casa, con la paura di essere nuovamente catturato: era vestito solo di pochi stracci, quando fu invitato a gran voce da una donna affacciata al balcone di casa. A tutti i costi volle preparargli una pastasciutta, che però non riuscì a mangiare perché non più abituato e il boccone si fermava in gola; così prima di farlo ripartire la donna gli diede i vestiti del marito, riempiendogli le tasche della giacca di ciliegie; con quelle attraversò tutta la pianura padana fino a Milano e poi in treno fino alla Valsesia. Quando raggiunse casa, pesava 34 chilogrammi e al momento non fu riconosciuto dai suoi.
Con Pierino Perolio hanno avuto il riconoscimento, consegnato dal viceprefetto Giovanna Vilasi, altri due ex-internati: l’alpino Giuseppe Parzini di Novara, 101 anni compiuti, e l’autiere Armando Ramponi, pure di Novara, il più giovane per i suoi 88 anni. Per altri tre Armando Bussi di Lesa, Serafino Malgaroli di Gattico e Serafino Tirinanzi De Medici di Maggiora la Medaglia alla memoria è stata ritirata dai familiari. L’ing. Serafino Tirinanzi è zio del capogruppo Alpini Paolo Jean, che ne ha citato un episodio illuminante del suo carattere: fatto prigioniero dopo l’8 settembre essendosi rifiutato di abbandonare la divisa e deportato in un lager polacco, nel giugno 1944 ebbe l’occasione di tornare in Italia libero, avendone la Provincia di Novara – presso la quale era impiegato fin da prima della guerra nell’Ufficio Tecnico Settore Strade- chiesto e ottenuto il rientro per necessità di servizio. Ma egli rifiutò, non volendo sottostare alla condizione imposta di prestare giuramento alla Repubblica Sociale: così preferì subire per altri 11 mesi le privazioni e le umiliazioni dell’internamento, senza peraltro che venisse meno l’amicizia e il rispetto per quei compagni di prigionia che invece fecero una scelta diversa. L’ing. Tirinanzi dopo la guerra fu per molti anni stimato Ingegnere Capo della Provincia di Novara.
E’ stato la stesso Presidente della Provincia dott. Diego Sozzani a consegnare la Medaglia al figlio Giovanni Tirinanzi.