Antonio Cardillo: alpino, italiano, cristiano

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Più che tracciare direttamente un profilo della figura di Antonio Cardillo, preferisco parlare dei suoi più importanti maestri di vita, per quanto ne posso conoscere.

Giacinto Oglina: già Ufficiale di Complemento della Julia durante la tremenda ritirata dal fronte russo, per 18 anni -dal 1974 al 1992-  fu Presidente della Sezione Cusio-Omegna dell’Associazione Nazionale Alpini.
Di Lui è stato giustamente scritto in “Penne Nere del Cusio: una storia lunga 80 anni”:
“Presidente insostituibile, non era mai mancato agli appuntamenti che fossero di festa, sia che fossero circostanze di lutto o di impegno sociale. Era proverbiale l’affetto che lo legava agli Alpini; la sua semplicità e la sua amicizia mettevano chiunque a proprio agio. La sua disponibilità fu sempre garanzia di sicurezza per tutti i Gruppi della Sezione. Per tutti i suoi Alpini è stato il Capitano buono!”
Ogni volta che Antonio me ne parlava, ero sorpreso dalla riverenza quasi filiale che traspariva dalle sue parole: non era semplice ammirazione o riconoscenza per un Presidente di Sezione che l’aveva sostenuto nelle sue iniziative –non sempre ben accette da tutti- di alpino impegnato nel Gruppo di Boca e nella Sezione, ma affetto per una Persona che era diventata un vero maestro di vita, un esempio di vita vissuta in coerenza con i valori alpini. Se i 15 mesi di naja al Battaglione Aosta sono stati per Antonio la prima scuola di alpinità, questa si è affinata e maturata con la frequentazione di Giacinto Oglina.

Costantino Silvestri: fu per molti anni Presidente del Comitato Tricolore di Borgosesia. Grazie a Lui, Antonio  ha potuto e saputo far crescere valori che già ovviamente aveva in sé ma che con l’esempio di Costantino hanno trovato modi nuovi e originali di esprimersi: i valori della Patria, della Bandiera, della Italianità ; l’amore per l’istituzione militare, vista come una delle componenti migliori dell’Italia, amore che dagli Alpini si è esteso a tutte le Armi delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine. Da qui è anche scaturito l’impegno di Antonio per organizzare i Raduni Commemorativi Militari e Civili presso il Santuario di Boca: straordinarie e irripetute occasioni di incontro e di conoscenza tra le realtà militari e la cosiddetta società civile.

Il Vangelo: è questo forse l’aspetto meno appariscente della personalità di Antonio, ma la sua religiosità era vivida e operosa. Nel cristianesimo non ha solo riconosciuto una radice essenziale della italianità e della nostra storia, ma ha trovato e da essa attinto forza, stimolo, conforto. Mi ha colpito che nel manifesto funebre da lui stesso predisposto, ha voluto che fosse rappresentata la michelangiolesca creazione di Adamo, ove c’è tutta l’essenza del cristianesimo: da una parte Dio Creatore che non si limita a creare l’Uomo, ma che con il suo braccio proteso garantisce che non lo lascerà solo ma sarà sempre Padre amorevole e sollecito; dall’altra Adamo, dal volto tranquillo e fidente, che non ha paura del distacco, ma che confida nell’amore e misericordia di Dio Padre.

Questi aspetti si sono fusi in Antonio in un solido intreccio, indistinguibile e originale. E’ così che Antonio ha potuto vivere con stupefacente serenità gli ultimi anni di crudele malattia e di immeritate avversità, senza serbare rancore per le tante –troppe- incomprensioni, ingratitudini e anche peggio. Ma in questo è stato aiutato in maniera straordinaria dalla sua famiglia; non mancava di rimarcarmelo soprattutto negli ultimi incontri: più sentiva diminuire il tempo di vita che gli restava, più sentiva aumentare l’affetto, la coesione, la compattezza attorno a lui dei suoi famigliari. Così poteva ripetere loro negli ultimi tempi: “Se mai una lacrima dovesse affiorare, sia solo una lacrima di nostalgia”.

Paolo Jean